venerdì 27 novembre 2015

Venne la pioggia

E venne la pioggia,
fresca e pulita
a lavar via l'immobilità.
A rinfrescare i nostri sospiri,
ad alleggerire i pensieri.
Venne la pioggia
e la terra gioì.
Schiarì i nostri vetri
spense i nostri fuochi
tolse via la polvere.
Venne la pioggia
come le lacrime,
e finalmente
ci sentimmo meglio dopo.

venerdì 17 aprile 2015

30

Sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. Se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore, da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo un po’ ansimanti e tuttavia freschi. Non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna…
Oriana Fallaci

venerdì 24 ottobre 2014

Astri


Ma come fanno quelle persone ad attraversare le tempeste della vita con tutto quel coraggio, come fanno a non arrendersi mai, come fanno a sopravvivere al rumore di un cuore che si spezza ancora, e ancora, e ancora? Come fanno a gestire tutto quel dolore senza spegnersi o inaridirsi mai? 
Come riescono a sublimare quello spasimo al centro del petto in qualcosa di gioioso? 
Come gestiscono le emozioni che ne conseguono? E come fanno a non trasformare tutto in ira per trovare la forza di rialzarsi da terra?
E' un illusione? Sono poco sensibili? O sono semplicemente prodigiosi nella loro forza? 
Credo che la vera forza non la vedi, spunta quando ti serve e sparisce quando non è necessaria. Credo che ci sia una grande forza nella debolezza, nel coraggio di sedersi quando ci si stanca di correre contro il destino, e di restare prepotentemente in piedi quando tenta di abbatterti. 


Le persone forti sono bellissime. Brillano più forte quando è tutto buio. 
No, non quelle guidate dall'orgoglio. Quelle governate dall'amore per la vita. 
Sono bellissime.
Bellissime e luminose.

martedì 29 luglio 2014

Amputarsi il cuore

Ci sono ferite che non si rimarginano.
S'infettano e cominciano a marcire, facendo andare in cancrena l'arto. E bisogno amputarlo.

Un pezzo in meno, un arto fantasma, una grossa cicatrice. Gambe o braccia mancanti, lembi di pelle cuciti come stoffa avanzata, qualche ombelico troppo in basso, pezzi di carne scomparsi.

E pur ricucita continua a far male, ad essere troppo sensibile. Quando ci sbatti o quando cambia il tempo. Quindi alla fine non smette mai di far male. Starai sempre attentissimo in quel punto particolarmente sensibile, sarà la prima cosa che proteggerai contro gli urti, le contusione, le cadute o gli spigoli.

E poi, ci sono ferite infette che non si trovano sugli arti, si trovano in punti impossibili da amputare, e per quanto tu provi a pulire e disinfettarle, esse cominciano a marcire comunque. In questo caso o tagli o muori.

E se è il cuore ad andarti in cancrena?
Cosa deciderai di fare?
Tagli o muori?

mercoledì 19 marzo 2014

L'opportunità di volere

Che poi questa mania dell'educazione alla tenerezza, al rispetto, all'onore, alla sottomissione, che senso ha? Appena nata, ti mettono su una gonna, ti riempiono di rosa e di barbie e ti educano a quello che dovrai diventare da adulta.
Questo non puoi farlo, sei femmina. Quello non puoi farlo, sei femmina. Siediti con le gambe chiuse, sei femmina. Non essere manesca, sei femmina. Non essere sboccata, sei femmina. Non puoi giocare a pallone, sei femmina.
Poi cresci, e ti assillano che non c'è niente di più bello nell'essere madre. E che non puoi capire fino a quando non lo sarai. E devi esserlo, perché che senso ha la tua vita se non fai dei figli?
E no, il sesso è il male! Farsi sbattere brutalmente solo per il tuo personalissimo piacere è il male! Devi farlo solo per procreare. Da sposata. E non deve essere neanche tanto piacevole, se no sei una porca! Devi volere la tenerezza. Sentirti appagata a esser tenuta per mano e abbandonata per una partita alla tele.
Devi prenderti cura del tuo uomo. Fargli da mangiare, lavargli le mutande, anticipare ogni suo bisogno e desiderio. E' questo che fanno le femmine.
Devi trovarti un fidanzato. Un marito. Devi fare figli. Devi sacrificare la tua vita al prossimo.
Prima al marito, poi ai figli, poi ai genitori anziani, poi ai nipoti, e via dicendo fino a che non muori.
E poi muori da sola, in un appartamento in affitto o in una squallida casa di riposo in cui ti hanno sbattuto i tuoi adorati e decantati figli perché non eri più utile, con una misera pensione che probabilmente viene versata direttamente nel loro conto e che non vedrai mai... Però tu devi ritenerti soddisfatta. Hai fatto il tuo dovere di femmina. Devi essere orgogliosa! Sei una femmina di valore!
Bah, a me sembra schiavitù.

Vorrei che ognuno di noi avesse la l'opportunità di voler essere chi gli pare.

sabato 25 gennaio 2014

Deserto

Sarai contento adesso.
Tu, essere incapace di amare.
Sarai contento adesso.
Allevatore di aridità.
Era questo che volevi? Hai distrutto tutto. Mi hai distrutta tutta.
Mi hai plagiata a tua immagine e somiglianza. Arida. Incapace di amare.
Sarai contento adesso.
Ce l'hai fatta. Con la tua possessività travestita d'amore e la tua insicurezza travestita da gelosia.
Mi hai strappato via ogni tenerezza, ogni sensibilità, ogni emozione. 
Mi resta solo quello che già ho, fino a quando non li perderò. E non c'è redenzione per noi, come un frutteto a cui è stato sparso del sale. 
E non riesco ad odiarti perché non c'è sentimento in questo cuore arido. Non c'è rimasto nulla, per nessuno.
Continui a vivere la tua splendida vita, rendendo arido qualcun'altro, strappando l'amore che non sei in grado di provare da cuori fragili a cui non resterà più nulla dopo che avrai finito. 
Credevo allevassi farfalle, invece le sterminavi e basta. Spargendo sale.
E adesso, al posto del frutteto, c'è il deserto. E a sentire te, è tutta colpa mia...